Le recidive di lussazione e l’instabilità di spalla

Il rischio di un secondo episodio di lussazione è tanto più alto quanto più giovane è il paziente. Ad ogni ulteriore lussazione aumenta la probabilità che vengano irrimediabilmente danneggiate le superfici articolari, le strutture ossee e legamentose ed il rischio di lussazioni recidivanti per traumi di entità sempre inferiore. Il risultato finale è una spalla instabile.

Durante la lussazione anteriore infatti, specialmente nei soggetti giovani, la testa omerale può danneggiare il bordo della glena (labrum, che ha la funzione di ampliare la superficie di appoggio della glena ed è il punto di inserzione dei legamenti scapolo-omerali) provocando la conseguente lesione di Bankart. Quando il labbro glenoideo viene staccato dall’osso, tende a tornare in posizione ed a cicatrizzare sull’osso spontaneamente, anche se non sempre o in posizione non corretta.

Quando la lussazione si verifica in pazienti oltre i 30 anni, il trauma generalmente interessa il “legamento” invece che il labrum. Anche in questi soggetti si assiste per lo più ad una spontanea cicatrizzazione con semplici misure terapeutiche di tipo conservativo.

Inoltre, durante una lussazione, le forze che spostano la testa omerale di fuori dalla sua sede la possono far entrare in violento contatto con il margine osseo della glena causando una deformazione da impatto della testa omerale (lesione di Hill Sachs). Anche il margine anteriore della glena può essere fratturato in questo tipo di trauma (lesione di Bankart ossea).

Quando il labrum ed i legamenti non guariscono correttamente o si verificano importanti lesioni ossee come precedentemente descritto si determina quindi una spalla instabile.

Trattamento dell’instabilità

Il corretto trattamento di spalle affette da condizioni d’instabilità cronica è essenzialmente di tipo chirurgico, specialmente nei soggetti giovani al di sotto dei 25-30 anni (nei quali altrimenti si hanno nuove lussazioni nel 90% dei casi).

È dibattuto se eseguire l’intervento già dopo il primo episodio di lussazione nei pazienti molto giovani e negli sportivi professionisti.

La tecnica con apertura chirurgica prevede il distacco dell’apice della coracoide (processo osseo anteriore della scapola su cui si inseriscono dei tendini), ed un suo riposizionamento mediante una vite sul bordo antero-inferiore della glena, per creare uno stop ad una eventuale nuova lussazione anteriore (Latarjet). Questa tecnica è eseguibile anche per via artroscopica. Un’altra tecnica, sempre a cielo aperto, prevede una plicatura della capsula anteriore (tecnica di Neer) con lo scopo di ridurre la lassità articolare ed impedire la lussazione. Talvoltà però questo porta ad una limitazione nell’extrarotazione della spalla. La reinserzione del cercine (stabilizzazione di Bankart) è un intervento chirurgico, eseguito normalmente per via artroscopica, con il quale si provvede a reinserire il labrum e i legamenti distaccati nella fisiologica sede sull’osso scapolare.

Il recupero post-operatorio

In entrambi i casi, per via aperta o artroscopica, è prevista un’immobilizzazione della spalla per 25 giorni con un tutore. Immediatamente dopo l’intervento vengono però comunque incoraggiati esercizi per la mobilizzazione della mano, polso e gomito.

Alla 3° settimana viene rimosso il tutore e vengono iniziati esercizi di mobilizzazione passiva e di “pendolo” della spalla. Dopo 4-5 settimane possono essere intrapresi esercizi in piscina. Alla 6° settimana inizia la mobilizzazione attiva. Al 4° mese sono possibili tutte le attività fisiche desiderate.

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