Le fratture della testa dell’omero sono tra le fratture più frequenti dell’anziano a causa dell’osteoporosi dell’età avanzata e colpiscono prevalentemente le donne (rapporto donne:uomini 7:3). Nei giovani sono solitamente dovute a traumi ad alta energia (sport, bici/moto).

Sintomi

La sintomatologia è caratterizzata da dolore, atteggiamento di difesa, impossibilità ad eseguire movimenti per il dolore (impotenza funzionale). E’ spesso presente un’ecchimosi lungo il torace e la faccia mediale/laterale del braccio. Nell’immediato le complicanze più frequenti sono legate a lesioni del nervo circonflesso (paralisi del deltoide) o lesioni vascolari.

Diagnosi

La conferma della frattura dev’esser eseguita tramite radiografia della spalla, mentre nel caso di fratture pluriframmentarie l’esame TC consente una miglior identificazione del numero di frammenti, la loro localizzazione ed il coinvolgimento o meno della superficie articolare della testa omerale: tutti questi elementi concorrono a meglio definire la diagnosi e porre la corretta indicazione al trattamento.

Trattamento

Nella maggior parte dei casi, soprattutto nei pazienti anziani, il trattamento è conservativo e consiste in un’immobilizzazione per circa 4 settimane, con un bendaggio (Desault). Il bendaggio può essere sostituito da un tutore, che rimosso periodicamente consente la mobilizzazione del gomito senza muovere la spalla. Successivamente è indispensabile una intensa rieducazione di mobilizzazione della spalla guidata da fisioterapisti.

Il trattamento chirurgico, più spesso rivolto ai pazienti giovani, si attua quando è presente una scomposizione dei frammenti. A seconda del tipo di frattura esistono differenti tecniche chirurgiche: chiodi endomidollari, fili di metallo (Kirschner) percutanei (associati o meno ad un sistema di Fissazione Esterna), placche e viti.

Nelle fratture più comminute, quando non è possibile effettuare una sintesi, si può ricorrere all’impianto di una protesi di spalla. Nel soggetto adulto, con buona qualità dei tendini, si può optare per l’impianto di una protesi anatomica. Nell’anziano, dove i tendini della cuffia dei rotatori sono spesso fortemente degenerati, si ricorre generalmente all’impianto di una protesi di spalla con diversa geometria (inversa) che sfrutta meglio l’azione del deltoide.

Il recupero post-operatorio

La precoce mobilizzazione dopo l’intervento chirurgico è indispensabile per evitare la rigidità della spalla. Subito dopo l’intervento, l’arto operato viene messo a riposo in un tutore per un periodo variabile da 2 a 3 settimane. Da subito vengono però incoraggiati autonomamente diverse volte nella giornata piccoli esercizi passivi (cioè senza utilizzare i muscoli della spalla) ed attivi come, ad esempio, toccarsi la fronte con la mano. La riabilitazione assistita inizia dopo un tempo variabile (3-4 settimane) ed è un aspetto fondamentale per una buona riuscita dell’intervento. Il primo obiettivo dei fisioterapisti è il recupero passivo del movimento della spalla. Gradualmente vengono poi incoraggiati esercizi sempre più complessi e contro resistenza per recuperare oltre al movimento, forza e coordinazione.

Le complicanze maggiori sono la necrosi avascolare della testaomerale la mobilizzazione dei mezzi di sintesi, l’infezione, la malconsolidazione o la mancata consolidazione della frattura.

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