Le fratture della clavicola sono lesioni relativamente frequenti, soprattutto nei pazienti giovani e sportivi (incidenti sportivi o da bici/moto). Possono essere conseguenza di un trauma diretto o indiretto (caduta sul braccio).

Sintomi

La sintomatologia è caratterizzata da impotenza funzionale, dolore, atteggiamento di difesa. È spesso presente una evidente deformità anatomica in sede di frattura e talvolta un’ecchimosi lungo la regione anteriore dell’emitorace. Nei traumi ad alta energia possono essere associate a lesioni del plesso brachiale, lesioni cutanee (frattura esposte) o lesioni vascolari.

Diagnosi

La conferma della frattura deve essere eseguita tramite radiografia della spalla, mentre nel caso di fratture pluriframmentarie l’esame TC consente una miglior identificazione del numero di frammenti, la loro localizzazione e scomposizione: tutti questi elementi concorrono a meglio definire la diagnosi e porre la corretta indicazione al trattamento.

Trattamento

Nella maggior parte dei casi il trattamento è conservativo, soprattutto a livello del terzo medio. Anche fratture molto scomposte vanno normalmente incontro a guarigione senza deficit funzionali apprezzabili. E’ bene avvertire il paziente che molto spesso residua un prominenza anatomicamente visibile in sede di frattura, che può essere evidente particolarmente nelle donne e nei soggetti magri.

A seconda della sede di frattura varia la tipologia di immobilizzazione. Nelle fratture del terzo medio (le più frequenti) si esegue un’immobilizzazione con bendaggio (o tutore) “ad 8”, per circa 6 settimane. Nelle fratture del terzo laterale, si esegue un’immobilizzazione con un tutore specifico (per acromion-claveare), per circa 30 giorni. Successivamente è indispensabile un’intensa fisioterapia di mobilizzazione della spalla.

Il trattamento chirurgico è impiegato raramente. Si attua quando è presente una marcata scomposizione dei frammenti, anche per il rischio di sofferenza della pelle. A seconda del tipo di frattura esistono differenti tecniche chirurgiche: riduzione cruenta a cielo aperto e sintesi, in genere con placche a stabilità angolare o con infibuli.

Il recupero post-operatorio

La precoce mobilizzazione dopo l’intervento chirurgico è indispensabile per evitare la rigidità della spalla. Subito dopo l’intervento, l’arto operato verrà messo a riposo in un tutore per un periodo variabile da 2 a 4 settimane. Da subito vengono incoraggiati autonomamente piccoli esercizi passivi (significa senza utilizzare i muscoli della spalla) ed attivi come, ad esempio, le rotazioni del braccio. La fisioterapia assistita inizia dopo un tempo variabile ed è un aspetto fondamentale per una buona riuscita dell’intervento. Il primo obiettivo dei terapisti della riabilitazione è il recupero passivo del movimento della spalla. Nei mesi a venire verranno incoraggiati sempre più esercizi complessi e contro resistenza per recuperare movimento, forza e coordinazione.

Le complicanze maggiori sono la mobilizzazione dei mezzi di sintesi, l’infezione, la malconsolidazione o la mancata consolidazione della frattura.

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