Le patologie muscoloscheletriche sono frequenti tra i musicisti professionisti, tra gli studenti di musica e tra coloro che suonano in modo assiduo anche se a livello amatoriale. Violinisti, chitarristi e pianisti sono tra i più colpiti.
Generalmente tali patologie sono il risultato della confluenza di più fattori di rischio e dipendono dal tipo di strumento suonato, da un eventuale cambio di insegnante e tecnica, dalle caratteristiche fisiche del musicista stesso (come le dimensioni delle mani o l’elasticità articolare), dalla durata e intensità dell’attività musicale, da posture scorrette ma anche da fattori riguardanti l’ambito psicologico (ansia, stress, animo sensibile associato al desiderio di perfezione, etc).
Tra le problematiche degli strumentisti almeno la metà possono essere ricondotte a malattie che si incontrano normalmente nella popolazione (tendiniti acute e croniche, tenosinoviti stenosanti, tendinopatie inserzionali e non, artrosi, sindromi nervose compressive, traumi più o meno complessi). La rizoartrosi (cioè l’artrosi della base del pollice) è molto frequente anche nei musicisti ma quasi sempre viene gestita con tutori, fisioterapia e correzione posturale cercando di evitare trattamenti chirurgici.
In questa sezione ci occuperemo della restante metà delle problematiche che possono essere meglio classificate come sindrome da “overuse” (“sovrautilizzo”) o sindrome da “misuse” (“malutilizzo”) dell’arto superiore; queste sono da riferirsi all’utilizzo “eccessivo” o “improprio” della muscolatura. Il “non corretto” impiego del corpo, e non un “eccessivo” impiego, sarebbe alla base dello sviluppo di una sindrome dolorosa muscolare regionale.
Il termine “overuse”, infatti, può generare confusione con altre patologie di tipo prevalentemente sportivo o lavorativo causate da sforzi ripetuti: queste malattie sottintendono ad un problema ostearticolare, tendineo dalla patogenesi microtraumatica.

Quali sono i sintomi?

Generalmente si parte con un dolore persistente dei ventri muscolari (e non alla giunzione miotendinea o ai tendini) e negli stadi più avanzati si arriva a debolezza, facile affaticabilità, comparsa di crampi, tumefazioni o raramente alterazioni della sensibilità, perdita di controllo e impaccio funzionale nell’utilizzo dei muscoli interessati. Una difficoltà nel coordinare i movimenti delle dita può essere osservata in rari casi (possibili sintomi iniziali di una “distonia funzionale” o “focale” o “crampo del musicista” che di norma, però, non è dolorosa e risulta essere un difetto di controllo motorio che è una patologia più di ambito neurologico). In generale la diagnosi di “sindrome dolorosa muscolare regionale” o “overuse” o “misuse” è posta quando una diagnosi “migliore”, più specifica, non può essere fatta Le donne sono più frequentemente soggette degli uomini.
I più frequenti distretti colpiti da questa “sindrome dolorosa muscolare regionale” sono la mano e l’avambraccio ma anche il cingolo scapolo-omerale, il collo, la schiena.

Come si curano?

La prevenzione (attraverso la razionalizzazione delle sessioni di prova e del repertorio; l’abolizione di carichi statici degli strumenti) svolge un ruolo di importanza fondamentale per mantenere una buona performance e un adeguato rilassamento. Il riconoscimento dei fattori predisponenti è il punto di partenza per pianificare il programma di recupero funzionale e il piano riabilitativo.
Il trattamento iniziale della sindrome da overuse è considerato da tutti gli autori il riposo, evitando attività fastidiose che consiste nella riduzione relativa nella quantità ed intensità di pratica strumentale. Solo occasionalmente sono necessarie restrizioni più radicali (tutori notturni e/o diurni); gli antinfiammatori non steroidei o analgesici possono aiutare così come altri tipi di terapie fisiche e strumentali.
Il programma di recupero è basato sul trattamento/cambiamento dei fattori predisponenti (ad esempio l’iperlassità può essere trattata con esercizi con elastici per il rinforzo dei muscoli intrinseci; i problemi posturali primitivi o secondari si giovano della Rieducazione Posturale Globale, della presa di coscienza del proprio corpo (yoga, metodo Feldenkrais o Alexander) ma è certo che la valutazione posturale statica e dinamica deve essere discussa dal medico e dal terapista insieme all’insegnante di musica.
Nessuna di queste problematiche richiede un trattamento chirurgico.

Cosa aspettarsi dopo la terapia?

L’attività fisica aerobica e l’esercizio fisico in generale sono ottimi e imprescindibili coadiuvanti. I musicisti di norma desiderano una rapida scomparsa dei sintomi e un recupero veloce se non immediato; bisogna dedicare molta attenzione alla sfera emotiva ed emozionale per ridurre contratture muscolari spesso involontarie e per prevenire le recidive.
Bisogna fare molta attenzione alla correzione di posture scorrette (statiche e dinamiche), all’economia del gesto musicale evitando inutili sforzi e posizioni statiche mantenute per molto tempo; si devono evitare squilibri tra muscoli agonisti e antagonisti. In questo campo l’aiuto dell’insegnante o di un altro strumentista è fondamentale per la comprensione delle abitudini scorrette.

Quando può essere ripresa una vita normale?

Con un trattamento disegnato diligentemente che miri a correggere tutti i fattori predisponenti la maggior parte degli strumentisti può tornare a suonare liberamente; il 70-90% di pazienti sono in grado di tornare a suonare ma è difficile standardizzare un tempo di recupero perché ci sono troppi fattori soggettivi che influenzano la tempistica. Un corretto tempo di recupero funzionale completo può considerarsi intorno ai 3-6 mesi. La prevenzione deve avvenire attraverso l’educazione sia del personale che degli studenti nei conservatori e nelle scuole di musica; occorre conoscere il proprio corpo e il suo funzionamento oltre al funzionamento dello strumento e la storia della musica; inoltre la conoscenza dei primi sintomi di overuse può portare alla risoluzione rapida delle abitudini scorrette.

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