Le ossa carpali sono 8 e si suddividono in due filiere. La filiera prossimale è costituita da: scafoide, semilunare, piramidale e pisiforme. La filiera distale è costituita da: trapezio, trapezoide, capitato e uncinato. Si verificano più frequentemente dopo i 20 anni con maggiore frequenza negli uomini, spesso in seguito a traumi sportivi. La più frequente tra le fratture delle ossa del carpo è la frattura di scafoide. Si verifica solitamente in seguito a trauma diretto a polso esteso.
Le fratture di scafoide si suddividono in base alla loro sede in fratture del polo prossimale, del polo distale e del corpo.

Quali sono i sintomi?

Queste fratture sono caratterizzate dal dolore alla palpazione a livello della tabacchiera anatomica (Fig.1), ossia quella depressione cutanea di forma triangolare che si forma quando si estende ai massimi gradi il pollice in dorsale del polso delimitata dai tendini estensori del primo raggio. Il dolore aumenta alla mobilizzazione del pollice o del polso e quando si cerca di afferrare qualcosa. Spesso vi può essere una diagnosi ritardata in quanto i sintomi possono essere moderati con assenza di gonfiore e alterazione anatomica locale, oltre che per il fatto che una prima radiografia può non evidenziare una frattura.

Fig.1 Tabacchiera anatomica

Come si curano?

La scelta del trattamento dipende molto dal tipo di frattura e dalla sua scomposizione. Lo scafoide infatti è un osso con una particolare vascolarizzazione, riceve infatti sangue dalla porzione distale. Pertanto, a seconda della sede di frattura, c’è un grado prognostico diverso e quindi un ‘indicazione al trattamento differente.
Le fratture del polo distale normalmente, se composte, non richiedono trattamento chirurgico in quanto avendo una buona vascolarizzazione possono essere trattate in apparecchio gessato con pollice incluso (Fig.2). Le fratture del corpo (nel mezzo dello scafoide) o del polo prossimale hanno una guarigione più difficile in quanto, l’apporto di sangue si riduce. Dopo la Radiografia del polso, con proiezioni apposite per valutare lo scafoide, viene eseguito un approfondimento diagnostico con esame TC per valutare l’entità della scomposizione dei frammenti, e pianificare l’intervento chirurgico che nella maggior parte dei casi consiste nella riduzione e ostesintesi con una vite (Fig.3). La vite può essere messa per via percutanea o con un’incisione più ampia nel caso in cui la frattura sia molto scomposta. L’intervento si esegue in anestesia di plesso e generalmente si prevede una degenza di una notte in ospedale.

Fig.2 Apparecchio gessato per frattura di scafoide
Fig.3 Vite per scafoide

Cosa aspettarsi dopo l’intervento?

Dopo l’intervento chirurgico può essere necessaria comunque un’immobilizzazione per circa 2 settimane con doccia gessata, seguita dall’utilizzo di tutore nelle settimane successive.
La rieducazione funzionale deve iniziare il più precocemente possibile con un programma delineato dal chirurgo e specifico per il singolo paziente.
Come tutti gli interventi chirurgici anche questi non sono scevri dalle generiche complicanze. Le complicanze più importanti sono la pseudoartrosi e necrosi avascolare. In questi casi si dovrà ricorrere ad ulteriore intervento chirurgico.

Quando può essere ripresa una vita normale?

Le normali attività quotidiane possono essere riprese dopo pochi giorni, con le limitazioni imposte dal tutore o dal bendaggio. Durante la fase di rieducazione si possono progressivamente riprendere le attività manuali leggere. Bisognerà aspettare un paio di mesi o più per la ripresa della attività sportive e lavorative pesanti a seconda del trattamento.

Buy now