Per frattura di polso generalmente si intende la frattura del radio distale, mentre le fratture dell’ulna sono in genere meno frequenti e di minor rilievo clinico. Sono fratture molto frequenti: l’incidenza è maggiore nei maschi fino a 30 anni, uguale tra uomini e donne tra 30-50 anni e maggiore nelle donne oltre i 50 anni. Le fratture di polso del giovane sono per lo più conseguenza di traumi ad alta energia, mentre nell’anziano sono conseguenza di traumi a bassa energia come cadute al suolo.
La frattura può essere “articolare”, se coinvolge la superficie cartilaginea su cui si articola con altro osso (spesso nel polso è coinvolta l’articolazione radio-carpica), “scomposta” o “composta” a seconda che i frammenti siano dislocati, “pluriframmentaria”, o ancora “chiusa” o “esposta” se in seguito al trauma c’è stata una soluzione di continuità della cute e conseguente contatto dell’osso con l’ambiente esterno. Le fratture di polso inoltre possono essere associate alle lesioni delle strutture capsulo-legamentose che ne determinano la stabilità.
Frequente, quando si tratta di fratture di polso è sentir citare la frattura di Colles: si tratta di eponimo con cui viene classificata la frattura di radio distale con scomposizione dorsale del frammento.

Quali sono i sintomi?

Clinicamente si manifestano con alterazione del profilo anatomico del polso, dolore, edema, ematoma e limitazione del movimento del polso in flesso-estensione o in prono supinazione.
Per la diagnosi delle fratture è necessario eseguire una radiografia in più proiezioni, talvolta seguita da una TC, soprattutto nelle fratture articolari.

Come si curano?

L’obiettivo finale di ogni trattamento è quello di ottenere una guarigione della frattura ripristinando il più possibile l’anatomia cercando di ottenere una rapida e valida ripresa funzionale. Il percorso attraverso il quale si arriva a tali risultati cambia a seconda del tipo di frattura, del trauma subito e dal paziente stesso. Pertanto viene valutata l’età, il lato dominante, l’attività lavorativa e le richieste funzionali del paziente.
Alcune fratture di polso verranno quindi trattate incruentemente con un apparecchio gessato (Fig.1), altre invece necessiteranno di intervento chirurgico. Gli interventi chirurgici possibili sono: riduzione e sintesi con sistemi di fissazione interna (placche e viti) (Fig.2) o fissazione esterna (Fig.3). In alcuni tipi di fratture si ricorre al supporto artroscopico, sia per la valutazione e la riduzione dei frammenti di frattura articolari che per il trattamento di lesioni legamentose associate.

Fig.1 Apparecchio gessato per frattura di polso
Fig.2 Placca e viti
Fig.3 Fissatore esterno

Buona parte del risultato finale è legato alla collaborazione del paziente e alla rieducazione funzionale post trattamento.
La maggior parte dei trattamenti chirurgici al polso avviene in anestesia loco-regionale (anestesia di plesso), oppure in anestesia generale. Generalmente si prevede una degenza di una notte in ospedale dopo l’intervento chirurgico.

Cosa aspettarsi dopo l’intervento?

Al termine dell’intervento viene in genere posizionato un drenaggio che verrà rimosso con la prima medicazione, solitamente in prima giornata post operatoria prima della dimissione. Il polso viene immobilizzato con un tutore per un numero di giorni variabili in funzione della lesione riportata e del tipo di trattamento. I punti vengono rimossi a circa due settimane dall’intervento chirurgico.
La rieducazione funzionale deve iniziare il più precocemente possibile con un programma delineato dal chirurgo e specifico per il singolo paziente. Alla guarigione della ferita si dovrà anche trattare la cicatrice (creme, cerotti in silicone, massaggi).
Oltre alle complicanze generali legate ad un intervento chirurgico, si possono riscontrare complicanze tardive come: la mancata guarigione della frattura (pseudoartrosi), la rigidità articolare e l’artrosi post-traumatica.

Quando può essere ripresa una vita normale?

Le normali attività quotidiane possono essere riprese dopo pochi giorni, con le limitazioni imposte dal tutore o dal bendaggio. Durante la fase di rieducazione si possono progressivamente riprendere le attività manuali leggere. Bisognerà aspettare un paio di mesi per la ripresa della attività sportive e lavorative pesanti.

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