Che cos’è un trauma da amputazione?

L’amputazione è definita come una completa separazione di una porzione del corpo dal corpo stesso. Questa tipologia di traumi è molto complessa poiché coinvolge diversi tessuti con caratteristiche proprie, con tempi e modalità di guarigione differenti: la cute, i tendini, le ossa, i nervi e i vasi sanguigni.
Le amputazioni della mano e delle dita sono traumatismi piuttosto frequenti in ambito lavorativo e domestico (cucina, giardinaggio, bricolage) e possono avvenire con diversi meccanismi: traumi da taglio o traumi da schiacciamento e strappamento.
Nel caso di lesioni da taglio si assiste solitamente ad una separazione netta dei margini, con maggiori possibilità di successo dopo l’intervento chirurgico, mentre nel secondo caso i margini sono molto danneggiati e potrebbe esserci una perdita di sostanza di alcune o tutte le componenti tissutali, caratteristiche che complicano il trattamento e peggiorano la prognosi.
Le amputazioni possono avvenire a vari livelli delle dita e della mano, con caratteristiche differenti in relazione alla zona coinvolta.

Cosa fare dopo un’amputazione?

Qualunque sia la zona o la modalità dell’amputazione, l’interruzione dei vasi sanguigni provocherà un’emorragia.
Sarà quindi necessario allertare i soccorsi in modo tempestivo e nel frattempo bloccare il sanguinamento utilizzando un panno pulito o meglio ancora delle garze sterili ed effettuare una compressione sulla ferita. Se è possibile recuperare il moncone amputato, inoltre, sarebbe bene tenerlo avvolto in garze o in un panno pulito e consegnarlo ai soccorsi che lo conserveranno nel modo più adeguato. In ogni caso non mettere mai il moncone amputato a contatto diretto con il ghiaccio.

Quali sono i possibili trattamenti?

Lo scopo del trattamento è sempre quello di ottenere la ricostruzione della lesione con il miglior recupero funzionale possibile.
Il segmento coinvolto (dita – mano – braccio), il livello di amputazione, le modalità con cui questa è avvenuta, lo stato del moncone amputato, lo stato di salute generale e le esigenze lavorative e non, saranno tutti fattori che permetteranno di scegliere il percorso terapeutico più adeguato al caso.
In ogni caso sarà necessario un intervento chirurgico per una valutazione più accurata dello stato dei vari tessuti e per poter decidere l’opzione più idonea.
Le opzioni chirurgiche saranno sostanzialmente due: la regolarizzazione e il tentativo di reimpianto.
La regolarizzazione consiste nella rimozione delle spicole ossee e delle porzioni più deteriorate e nella copertura cutanea della parte amputata, facendo in modo da mantenere più lunghezza possibile nel caso delle dita e la miglior funzionalità consentita in relazione alla porzione di arto rimanente.
Il reimpianto consiste invece nella ricostituzione chirurgica dell’integrità anatomica del dito, della mano o più in generale della parte anatomica amputata, con l’obiettivo di restituire l’integrità corporea e la sua funzione. In alcuni casi comunque il reimpianto non è possibile perché la parte è troppo danneggiata o non vengono rispettati i tempi utili o le esigenze funzionali del paziente non sono compatibili con il percorso riabilitativo successivo all’intervento. In generale, la decisione di reimpiantare un dito o una mano si basa sull’aspettativa di poter avere un arto che possa funzionare nelle sue funzioni di base, sensibile e non dolente, e che non intralci la vita di tutti i giorni.
Un reimpianto richiede l’utilizzo di molteplici tecniche perché diversi sono i tessuti coinvolti: dalla sintesi con fissazione interna o esterna delle componenti ossee, alla riparazione di tendini e muscoli, fino a quella di arterie vene e nervi che vengono riparati con l’ausilio del microscopio operatorio con tecniche microchirurgiche.

Cosa succede dopo l’intervento chirurgico?

Queste due opzioni chirurgiche (regolarizzazione/reimpianto) differiscono molto anche dal punto di vista postoperatorio e riabilitativo: se nel primo caso la dimissione ospedaliera può avvenire nella prima o seconda giornata successiva all’intervento e il recupero nell’utilizzo dell’arto è piuttosto rapido, nel secondo caso sarà necessario un monitoraggio di 7-10 giorni per valutare il mantenimento della vascolarizzazione e successivamente uno stretto controllo ambulatoriale ortopedico e fisiatrico.
Il mantenimento di una buona vascolarizzazione e l’aderenza del paziente al lungo e intenso programma di fisioterapia consigliato sono fondamentali per il recupero di una buona funzionalità.
Nonostante tutto, non è possibile assicurare una ripresa completa dell’arto traumatizzato e potrebbero essere necessari interventi successivi per migliorarne la funzione.

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