Cos’è una lesione di un nervo periferico?

La lesione di un nervo periferico è una grave affezione che di norma accade in seguito ad un trauma (ferita, frattura, postumi di intervento chirurgico, etc). La lesione può essere completa o parziale (di solo una parte del nervo).

Il nervo periferico è quella struttura anatomica che permette, attraverso la conduzione elettrica (simile a quella di un cavo di corrente), di far muovere un muscolo (fibre motorie) e di percepire la sensibilità (fibre sensitive). I nervi possono “contenere” entrambe i tipi di fibre (si chiamano in questo caso nervi misti (sono così tutti i grossi tronchi nervosi) oppure essere detti puri se contengono solo fibre motorie o solo fibre sensitive (si chiamano in questo caso nervi motori e nervi sensitivi).

Se il nervo periferico in seguito a un trauma viene interrotto o gravemente schiacciato o stirato l’impulso elettrico non può più passare e si perdono le funzioni motorie e sensitive del nervo interessato.

Esistono lesioni di gravità differente?

Esistono cinque tipi di lesione che hanno progressivamente gravità differente. I primi due tipi recuperano spontaneamente, non necessitano di chirurgia e sono dovuti di norma a piccoli traumi, compressioni nervose lievi o temporanee o stiramenti lievi che non compromettono definitivamente l’anatomia del nervo periferico. I gradi più gravi invece richiedono la riparazione chirurgica poiché si è formata una cicatrice, una fibrosi, all’interno della struttura nervosa o perché il nervo è completamente interrotto; queste condizioni, interrompendo le fibre nervose, impediscono il passaggio dell’impulso nervoso. La fibrosi all’interno del tronco nervoso prende il nome di neuroma e deve essere rimosso attraverso la chirurgia.
Esiste anche un altro tipo di lesione che è rappresentato dall’avulsione radicolare dal midollo spinale. I nervi periferici “nascono” dal midollo spinale e rappresentano il “prolungamento” dell’impulso che nasce dal cervello ed arriva alla periferia. L’avulsione radicolare rappresenta una lesione ancora più grave rispetto alle precedenti; avviene per lo strappamento di tronchi nervosi “vicini” al midollo (plesso brachiale e lombosacrale).

Quali sono i sintomi ed i segni?

La lesione nervosa grave si manifesta con la perdita della funzione motoria e sensitiva; il paziente non riesce più a comandare e far muovere i muscoli di una certa parte del corpo e ha una perdita della sensibilità nel territorio di innervazione del nervo.

Che esami devono essere effettuati per diagnosticare una lesione nervosa e valutare la sua gravità?

È estremamente importante valutare e ricostruire attraverso la raccolta anamnestica il meccanismo traumatico che ha provocato la paralisi. La visita del paziente rappresenta il momento fondamentale per la diagnosi. Vi sono inoltre segni e sintomi che aiutano a comprendere il tipo di lesione e l’eventuale possibilità di un recupero spontaneo. Esiste anche un esame strumentale che prende il nome di elettromiografia (EMG) che aiuta molto nella diagnosi sul tipo di lesione; questo esame deve essere eseguito dopo almeno 25 gg – 1 mese dopo l’evento traumatico per essere significativo.
Per la comprensione dell’esistenza di avulsioni radicolari dal midollo spinale è utile l’esecuzione di una risonanza magnetica del rachide che valuta l’integrità delle radici nervose e del midollo spinale. A volte anche dopo l’esecuzione di tutti questi esami si attende prima di prendere la decisione di operare; l’attesa a volte permette di assistere ad un eventuale recupero spontaneo anche parziale. Le visite nel tempo, ogni 1-2 mesi aiutano a comprendere il tipo e la gravità della lesione e quindi i tempi dell’eventuale intervento.

Quale è il trattamento chirurgico per una lesione nervosa?

Il nervo periferico, se riparato correttamente, ha la possibilità di “ricrescere” e può portare ad un recupero funzionale. Le fibre nervose del moncone prossimale del nervo interrotto, se messe in condizione di farlo, rigenerano e “crescono” con la velocità di 1 millimetro al giorno circa. Dopo la chirurgia quindi il recupero non è immediato ma vi è una attesa tanto più lunga quanto la lesione è più prossimale. Per permettere che le fibre possano rigenerare correttamente il chirurgo deve suturare con tecniche microchirurgiche (mezzi ottici d’ingrandimento) il nervo periferico dopo aver rimosso la cicatrice che impediva la rigenerazione delle fibre. Questo intervento prende il nome di neurorraffia.
Nell’eventualità che i monconi nervosi non possano essere suturati direttamente si rende necessario l’impiego di un innesto nervoso autologo. Questo innesto è di norma rappresentato da un nervo sensitivo sano preso in una altra parte del corpo (gamba, braccio, avambraccio) che permette di colmare la perdita di sostanza; in alcuni casi è possibile utilizzare innesti venosi o sintetici se il tipo di lesione lo permette. La rimozione di un nervo sensitivo sano non determina di norma un grosso fastidio per il paziente per le ridotte dimensioni dell’area di anestesia creata.
Per tipi di lesione particolari quali le avulsioni radicolari e le ampie perdite di sostanza si impiegano interventi di trasferimenti nervosi (un nervo sano viene sacrificato per re innervare un tronco nervoso altrimenti non riparabile).

Ci sono dei tempi che devono essere rispettati? Il nervo può essere riparato anche dopo molto tempo dalla lesione?

Se vi è certezza di una lesione completa che non può recuperare allora l’intervento chirurgico è indicato e deve essere eseguito in tempi congrui. A volte una lesione incompleta costringe all’attesa ; di norma la ricostruzione nervosa dovrebbe essere eseguita entro l’anno dal trauma.

Ci sono cose che si devono fare nell’attesa dell’intervento?

Mantenere mobili le articolazioni. Evitare che si instaurino rigidità e deformità che con il tempo possono vanificare la chirurgia (in alcune paralisi sono utili l’impiego di tutori prima e dopo la chirurgia, nell’attesa del recupero motorio e/o sensitivo).

Quanto si può sperare di recuperare?

Il recupero definitivo dipende da molti fattori quali l’età il tipo di lesione, il tipo di nervo (misto o puro, se innerva muscoli di grandi o piccole dimensioni), il livello della lesione (più prossimale o più distale), le malattie associate, ed altri ancora. In generale il recupero può essere molto buono in alcuni casi, permettendo al paziente il ripristino di tutte le attività e a volte molto scarso, soprattutto in lesioni molto prossimali o dove sono presenti avulsioni radicolari. Purtroppo non si ha mai la garanzia del risultato ed a volte il recupero funzionale è molto scarso anche in pazienti con lesioni che farebbero presagire una prognosi buona.

Ci sono cose che si devono fare dopo l’intervento?

Si mantiene di norma una immobilizzazione parziale per 20gg – 1 mese per evitare che le delicate suture si possano “strappare”. È importante proseguire la fisioterapia anche dopo l’intervento e si deve proseguire fino al termine del trattamento. Ovvio che il tempo varia molto a seconda del nervo interessato e all’altezza della lesione.
Dopo la rimozione dell’immobilizzazione iniziale non vi sono proscrizioni nelle attività.

Quali sono le principali complicanze del trattamento chirurgico?

La più frequente complicanza è rappresentata dal dolore in sede di riparazione nervosa dove il nervo è stato tagliato. La sindrome regionale complessa o algoneurodistrofia che può impegnare il paziente in un lungo periodo riabilitativo. Quest’ultima complicanza, non prevedibile, è di norma ben curabile se diagnosticata in fretta e trattata tempestivamente in centri specializzati.
A livello del sito di prelievo può comparire ipersensibilità con una scossa dove il nervo è stato sezionato. Di norma questo problema si risolve con il tempo e la fisioterapia; raramente richiede trattamento chirurgico ulteriore.

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