Il gomito, struttura complessa e delicata, non è costituito da una sola articolazione, bensì consta di 3 articolazioni che lavorano in sinergia. Le strutture ossee che le costituiscono sono: l’omero distale (paletta omerale), il radio prossimale (capitello radiale) e l’ulna prossimale (olecrano e coronoide) organizzate nelle tre articolazioni: omero-ulnare, omero-radiale e radio-ulnare.
La letteratura scientifica evidenzia che un appropriato trattamento sia determinante per un migliore recupero funzionale e una minore incidenza di complicanze. Il continuo aggiornamento delle conoscenze biomeccaniche e delle tecniche chirurgiche del nostro team è quindi finalizzato ad ottenere il migliore risultato.
I traumi del gomito possono coinvolgere una o più componenti ossee e/o una o più componenti legamentose.
Nel trattamento delle lesioni traumatiche del gomito non può oggi trascurare la valutazione e l’eventuale trattamento di tutto l’avambraccio (radio e ulna), considerato modernamente un’unica unità funzionale.
Le fratture del gomito possono avvenire per un trauma diretto sul gomito o per una caduta sul palmo della mano.
Con il trauma si può verificare la rottura di una o più delle tre strutture ossee del gomito. La frattura può coinvolgere o no la parte dell’osso che forma l’articolazione, può essere composta o scomposta in uno o più frammenti, chiusa o esposta (per comunicazione dell’osso con l’esterno), isolata o associata ad altre lesioni.

Quali sono i sintomi?

Clinicamente si manifestano con alterazione del profilo anatomico, dolore, edema, ematoma e limitazione del movimento del gomito in flesso-estensione o in rotazione dell’avambraccio o completa impotenza funzionale.
Per la diagnosi delle fratture è necessario eseguire una radiografia in più proiezioni, talvolta seguita da una TC. In alcuni casi possono essere necessari altri esami.

Come si curano?

Ogni caso presenta un percorso terapeutico differente e con variabili risultati finali.
L’obiettivo del trattamento è di ottenere una guarigione della frattura ripristinando per quanto possibile l’anatomia e ottenere una precoce e valida ripresa funzionale. In alcuni casi si può eseguire una riduzione incruenta e contenzione in apparecchio gessato o tutore ma in altri si deve ricorrere alla chirurgia (riduzione e sintesi con sistemi di fissazione interna od esterna oppure protesi di capitello o totali). La scelta del trattamento è legata a molti fattori, oltre a quelli relativi alle caratteristiche della lesione, vi sono l’età anagrafica e biologica, le patologie coesistenti e le richieste funzionali del paziente.
Buona parte del risultato finale è anche legato alla collaborazione del paziente e alla rieducazione funzionale.
In ordine di frequenza si verificano: fratture del capitello radiale, fratture dell’olecrano, fratture della paletta omerale e fratture della coronoide.
Il trattamento chirurgico può essere eseguito in anestesia loco-regionale oppure in anestesia generale e il ricovero può essere di uno o più giorni.

Cosa aspettarsi dopo l’intervento?

Al termine dell’intervento viene in genere posizionato un drenaggio che verrà rimosso con la prima medicazione. Il gomito viene immobilizzato con un tutore o un bendaggio per un numero di giorni variabili in funzione della lesione riportata e del tipo di trattamento. I punti vengono rimossi a circa due settimane dall’intervento.
La rieducazione funzionale deve iniziare il più precocemente possibile con un programma delineato dal chirurgo e specifico per il singolo paziente. Alla guarigione della ferita si dovrà anche trattare la cicatrice (creme, cerotti in silicone, massaggi).

Oltre alle complicanze generiche della chirurgia, si possono verificare: la non guarigione (pseudoartrosi), la rigidità articolare, l’instabilità articolare e l’artrosi post-traumatica. Nel gomito possono anche frequentemente associarsi le sofferenze dei nervi strettamente contigui all’articolazione, in particolare del nervo ulnare.

Quando può essere ripresa una vita normale?

Le comuni attività quotidiane possono essere riprese dopo pochi giorni, con le limitazioni imposte dal tutore o dal bendaggio. Durante la fase di rieducazione si possono progressivamente riprendere le attività manuali leggere mentre per le attività lavorative pesanti e le attività sportive bisogna aspettare generalmente un paio di mesi.

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